sabato 5 maggio 2012

Monte Paolo (49 km)

Monte Paolo (49 km)

Ci ritroviamo in 5 per la tradizionale uscita del sabato mattina, destinazione Monte Paolo, sulle colline tra Faenza e Dovadola. Trasferimento in auto fino alla torrefazione Mokador di Faenza e partenza con condizione meteorologiche caratterizzate da cielo nuvoloso e vento di libeccio moderato. Sullo sfondo le colline oltre Faenza appaiono illuminate dal sole e perciò riteniamo di potere scampare il pericolo della pioggia. Raggiunta in breve Faenza ci dirigiamo verso Santa Lucia, le nuvole, come previsto, sembrano ora meno minacciose e cedono sempre più spesso la scena al sole, la temperatura è ideale, il vento seppure trasversale al nostro senso di marcia non appare particolarmente arrabbiato. Superata la borgata di Santa Lucia, proseguiamo lungo la via Samoggia, che costeggia il torrente omonimo, affluente del Lamone, mentre la strada prende leggermente a salire. Piacevole pedalare nella campagna in piena esuberanza primaverile, sullo sfondo delle dolci colline faentine, tra i filari di kiwi e di viti ed il verde dei campi di grano costellati qua e là dalle macchie rosse dei rosolacci.
In fondo a via Samoggia inizia via Monte Paolo, quando siamo ancora a soli 100 m di altitudine.
La strada stretta ma asfaltata continua a fiancheggiare il torrente Samoggia. A circa 180 m. di altitudine si trova verso sinistra il bivio con l’indicazione per l’eremo di Monte Paolo, ma decidiamo di proseguire dritto, riservandoci la via indicata dalla segnaletica per il ritorno.
Inizia un lungo tratto sterrato su una stradina tortuosa e sassosa che si dipana lungo una stretta vallata in ombra, mentre alcuni stagni fanno da cornice alla nostra andatura ai lati della strada. La salita si fa più tosta ed impegnativa tra falsopiani e strappetti che mettono a dura prova il mio fiato di ciclista del finesettimana. In corrispondenza di un soleggiato e ripido tornante dalla balaustra che delimita il ciglio si gode un altro splendido panorama sulla vallata da cui siamo saliti. Un attimo di sosta, poi si prosegue per circa un altro chilometro con salita meno impegnativa fino a sbucare sulla strada asfaltata di via Monte Paolo che da Dovadola sale verso l’eremo. La strada è ora un falsopiano che in meno di 2 km porta alla chiesa di San Paolo situata ad un’altitudine di 425 m. Alcune notizie biografiche dicono che l’eremo di Monte Paolo sia il più importante santuario antoniano dell’Emilia-Romagna, per la memoria che si conserva di S.Antonio di Padova che qui ebbe la sua prima residenza italiana tra il 1221 e il 1222 prima di trasferirsi nella città veneta.
Nel piazzale antistante la chiesa di Sant’Antonio una provvidenziale fontanella offre ristoro a noi e ad altri biker che hanno raggiunto il nostro stesso traguardo.
Dopo una breve sosta affrontiamo la discesa piuttosto ripida, lungo un acciottolato abbastanza infido, caratterizzato da una sequenze di curve e controcurve. Io sono l’unico a non avere una vera mountain bike ma una bici ibrida, per di più con uno pneumatico posteriore un po’ logoro, perciò affronto la discesa con molta circospezione, cercando di controllare le frequenti scodate della ruota posteriore, mentre alcuni amici più temerari mi precedono, scendendo più veloci di me.
Ritornati su via Samoggia, proseguiamo sullo stesso percorso dell’andata, fino all’incrocio di Via Croce, dove affrontiamo una variante al percorso più diretto, percorrendo una ripida salita di 1 km, che dagli iniziali 100 m di quota ci porta a 200 in circa 1 km. Lo strappo è veramente molto duro e mi mette a dura prova, arrivo in cima, all’incrocio con Via Montefortino, con un discreto fiatone. In questo punto, complice anche la necessità di recuperare un po’ di fiato, ci soffermiamo ad ammirare il paesaggio.
La visione è magnifica, il sapore acre della fatica viene mitigato dallo spettacolare panorama che si gode da questo lembo di collina faentina, e lo sguardo si perde sulle vallate contrapposte, scorgendo da un lato il profilo della città manfreda e dall’altro la pianura che si estende fino al mare.
Proseguiamo lungo la veloce discesa, ora sull’asfalto mi sento più sicuro, e anch’io mi lancio in posizione aerodinamica, godendomi l’ebbrezza della velocità.
Ormai la pedalata potrebbe volgere al termine, ma non siamo ancora del tutto sazi, una brillante idea lanciata da uno di noi viene raccolta al volo dagli altri, su una stradina a sinistra, superata l’indicazione per il ristorante di San Biagio Vecchio, si trova l’indicazione per la cantina Spinetta. Quale migliore occasione per rallegrare la gola, e non solo, con un buon calice di vino rosso prima di ritornare alle auto? Detto fatto. La padrona di casa ci suggerisce una bottiglia di sangiovese barricato, che in cinque prosciughiamo in un minuto. Dopo esserci intrattenuti brevemente con la gentile ospite che ci parla dei propri vini e delle iniziative della cantina in programma, ripartiamo con una buona dose di allegria. Ora che la spinta propulsiva del vino si fa sentire, rapidamente raggiungiamo Faenza e poi il parcheggio delle auto, sospinti anche alle spalle da un vento favorevole, che nel frattempo è andato aumentando d’intensità.
Bella giornata sui pedali, 49 km, un po’ meno del solito, ma con un’inconsueta divagazione finale in cantina, che ci ripromettiamo di ripetere presto…trasformando magari questo tipo di sosta in un appuntamento abituale per i nostri raid ciclistici sulle colline faentine…

Nessun commento:

Posta un commento