mercoledì 26 dicembre 2012

Raffaello versus Picasso

Se devo dirlo subito, a me la mostra vista a Vicenza, intitolata “Raffaello verso Picasso”, con sottotitolo “Storia di sguardi, volti e figure”, non è affatto dispiaciuta.
Avevo letto diverse critiche, molte delle quali negative, se non addirittura malevole, ed ero certamente molto guardingo nel giudicare, ma non per questo prevenuto.
Innanzitutto il contesto della restaurata Basilica Palladiana è di quelli che non possono che intrigare, anche se l’allestimento induce a concentrarsi molto sui quadri esposti e molto meno ad ammirare le bellezze architettoniche dell’edificio restaurato.
La mostra raccoglie una serie di dipinti di autori molto famosi, provenienti da musei internazionali (in verità mai di primissimo piano e piuttosto periferici rispetto ai tradizionali percorsi culturali) e da collezioni private, e si sviluppa lungo otto secoli di storia dell’arte, prefiggendosi di sintetizzare nella raccolta una sorta di storia dell’evoluzione del ritratto, nell’ambito della più generale storia della pittura.
Ci sono dipinti belli e molto noti, sebbene nessun capolavoro famosissimo, ed anche l’allestimento, il percorso e la scelta delle luci per valorizzarli è ben riuscito.
Chiaramente una mostra del genere, trasversale alle epoche ed ai generi, non si prefigge di seguire un canovaccio cronologico e una trama culturale lineare, e in questo senso è molto ben fatta, perché non potendolo fare, non tenta neppure di seguire un’evoluzione temporale, e, proprio per esorcizzare questo rischio, nelle medesime sale troviamo a volte dipinti molto diversi per autore ed epoca.
E’ evidente l’operazione commerciale, su questo non c’è alcun dubbio, si è puntato molto sui nomi degli artisti, sulle cosiddette primedonne, facendo in modo che, per quelli più famosi e di richiamo, anche se presenti con un solo quadro, fosse comunque possibile spenderne il nome.
Una mostra del genere punta in effetti a fare leva più sugli aspetti emotivi ispirati dalla singola opera e dal nome dell’artista, che sono tanti e validi, che non sull’approccio culturale e sulla conoscenza più approfondita dell’opera stessa.
La mostra sta attraendo un numero notevole di visitatori, ed ha il pregio di accostare all’arte molte migliaia di persone. Naturalmente questo aspetto porta ad un’evidente criticità, la torme di turisti con guida che ti travolgono a intervalli di tempo quasi regolari, come dei treni del metro, e osservano frettolosamente senza troppo soffermarsi nel loro percorso. Si può capire, le guide hanno fretta e devono produrre, un altro gruppo incalza alle spalle, quindi, chi si trova a visitare singolarmente le sale, deve spesso attendere il proprio turno e i momenti di risacca per potersi avvicinare alle opere.
L’obiezione di merito che avevo letto è proprio questa, la mercificazione o per meglio dire il marketing delle opere d’arte a chi giova? Ai fruitori o piuttosto alla sola organizzazione dell’evento e ai relativi potenti sponsor?
Io non so dare una risposta definitiva in merito, ma di certo non approvo il manicheismo di certi critici per cui l’opera d’arte è una sorta di totem a cui avvicinarsi con devozione solo dopo averla studiata insieme al contesto da cui è scaturita, per potere leggerne i contenuti meno sensoriali e più profondi che l’artista, secondo quei critici, ha avuto l’intenzione di rappresentare. In questo modo un’opera d’arte non uscirebbe mai dalla cerchia e dall’accademia dei colti e dei critici, ma forse è quello che certa casta culturale desidera, per non perdere la propria rendita di posizione e difendere la propria funzione di mediatore culturale.
Non sono convinto che il colpire emotivamente anche chi non possiede i mezzi culturali alla base della conoscenza dell’opera, sia causa di peccato mortale da cui guardarsi, anzi le emozioni possono anche produrre a posteriori desiderio di approfondimento e conoscenza.
Quindi un’operazione come questa, credo che sia da considerarsi benvenuta e benemerita, perché, al di là degli indiscutibili lauti guadagni che procura per le tasche di chi la propone, è da applaudire l’opportunità di avvicinare alle opere una buona fetta di pubblico che ha in queste occasioni così reclamizzate l’unica opportunità di contatto con la cultura artistica della quale altrimenti non avrebbe mai avuto modo di fruire, malgrado su quel tipo di fruizione si possono fare diversi distinguo.
Voto complessivo: 7,5