lunedì 5 settembre 2011

A Ferrara tra terra ed acqua

3 Settembre 2011
I 97 km. di una bella e lunga pedalata, con destinazione Ferrara, lungo gli argini del Reno e del Po Morto di Primaro. 
Il tracciato GPS: 97 km tra sterrati, argini e asfalto

Nebbia a Ponte Bastia
La partenza di prima mattina in un contesto meteorologico da autunno inoltrato, sotto una nebbia fitta che piove sotto forma di leggerissime goccioline e concede una visibilità di poche decine di metri.  
 
Facile immaginare che si tratti di umidità, che ben presto sarà diradata dai raggi del sole e che lo scenario è solo il preludio di un’altra afosa giornata di questo ultimo scampolo di estate. Il percorso dal Ponte Bastia inizia sulla sommità dell’argine sinistro del Reno. Tra nebbia e polvere del sentiero che si solleva al passaggio della bicicletta, sul telaio e sulle mie gambe si deposita un impasto colloso che procura alla vista e al tatto una fastidiosa sensazione di appiccicoso e di sporco, ma che in definitiva non mi dispiace affatto, perché mi dà l’aria da ciclista vissuto… 
La vegetazione lungo il Reno
Il ponte sul Reno ad Argenta

La vegetazione lungo le rive del fiume è popolata da miriadi di uccelli, completamente nascosti nella boscaglia, che fischiano, cantano, schiamazzano, producendo un frastuono di suoni che risultano la piacevole colonna sonora di queste prime ore di una mattinata ancora risparmiata dei rumori del traffico della vicina Adriatica. 
 
Dopo Argenta si abbandona l’argine del Reno, e mentre il sole comincia a fare breccia e la nebbia si dissolve, ha inizio il sentiero sull’argine del vecchio Po di Primaro. Il cosiddetto Po Morto di Primaro è stato un ramo deltizio del fiume Po, che nasceva a Ferrara, poi costeggiava a sud le Valli di Comacchio e si immetteva nel mare Adriatico con un ampio estuario. 
Oggi non riceve più acque ed al suo posto c’è un canale di bonifica: il Canale Primaro. I primi chilometri sono molto belli, lo sterrato è completamente ombreggiato grazie a due fitte colonne di alberi che si distendono ai lati.  
Si fiancheggiano i prati del circolo del golf e si prosegue tra le frescure della vegetazione per diversi chilometri, sobbalzando su un terreno un po’ accidentato dalle radici degli alberi, fino a ritornare allo scoperto nella campagna ormai completamente assolata in prossimità del villaggio di Traghetto.
Il campo da golf
 
Lungo l'argine del Po di Primaro tra Argenta e Traghetto

Polvere e sudore
La campagna verso Traghetto
Il silenzioso e solitario procedere, pedalando in questa campagna sovrastata dalla sommità del'argine, è con mia sorpresa rotto dal fischio di un treno... 
Il Treno Bologna-Portomaggiore
si tratta di un convoglio della linea Portomaggiore-Bologna, e non posso non ricordare come parecchie volte sono salito su quel treno alla stazione di Consandolo, durante il mio periodo di studi a Bologna... 
Dopo il passaggio a livello ecco Traghetto, il punto d’incontro tra il fiume Reno e il Canale Primaro. Un impianto di sollevamento sotto gli argini del Reno, riversa nel Reno le acque del Canale. 
Sull'argine del Canale Primaro
Iniziano i primi tratti su asfalto, che per un po’ è ancora possibile alternare con suggestive porzioni di strada sterrata, circondata da filari di viti.
 
Canale Primaro
Canale Primaro
Filari sull'argine
Uno dei tanti ponti
Il tracciato, lungo il letto del Po Morto di Primaro è tortuoso, ma piacevole. 
Quasi un prato sull'acqua
Il tappeto di piante acquatiche
 
La superficie quasi immobile del canale è cosparsa per lunghi tratti da una fitta vegetazione di piante acquatiche che lo ricoprono completamente, e che, se non fosse per le taniche e le bottiglie di plastica affioranti qua e là, conferisce allo specchio d’acqua l’aspetto di un immenso prato dipinto con una tonalità di verde caldissimo. 
Si incontrano parecchi paesi ai lati del canale, quelli su una sponda nel Comune di Argenta, gli altri sulla sponda opposta in quello di Ferrara, e si può pedalare ora lungo la riva destra ora lungo quella di sinistra, attraversando i ponti lungo il percorso. 
Scorcio sul canale a Marrara
Finalmente, giunto a Marrara a circa 15 km dalla città, in mezzo ad un parchetto ai bordi della strada appare una provvidenziale fontanella, mi fermo e mi immergo con tutte le scarpe, riuscendo così a ripulirmi un po’ dallo strato di polvere che mi impiastriccia le gambe. Per la maglia bianca, ingrigita dall’impasto di polvere e sudore c’è poco da fare, ma almeno potrò entrare a Ferrara, sebbene sudato, con un aspetto un po’ meno trasandato, si sa che i ferraresi sono degli elegantoni… e mi guarderebbero con un certo sussiego. 
Nelle vicinanze di Ferrara
Proseguendo, si incontrano le segnaletiche che identificano questa strada come la “Strada dei vini e dei sapori” nell'ambito delle vie delle Corti Estensi, si attraversano ancora paesi e campagne, dove molti mezzi meccanici sono all’opera per l’estrazione delle barbabietole, finché comincia ad intravedersi in fondo alla pianura il profilo della città.

 
 

L'arrivo in città
La strada prosegue fiancheggiando ininterrottamente le anse del canale, fin dentro le mura cittadine. Qui è semplice mischiarsi alle altre biciclette e raggiungere il centro, Piazza Castello e Piazza del Duomo, popolate di turisti e di gente a piedi ed in bicicletta che si aggira tra le bancarelle di antiquariato e di oggettistica che popolano il listone di fianco al Duomo. 
Piazza Castello
Una sosta ristoratrice per rinfrescarsi viso e capelli e per riempire le bottiglie alla fontanella dietro il Castello Estense ed è già ora di ripartire.
Mercatini
Per il ritorno scelgo la via molto più breve dell’Adriatica S.S.16, con il suo lungo rettilineo che dalle porte di Ferrara porta fino quasi ad Argenta. L’immancabile vento contrario e il sole ormai alto che riscalda l’asfalto, abbinati alla stanchezza accumulata lungo gli sterrati dell’andata, rendono faticosi e infiniti questi 25 km. di rettilineo esposto al vento, tra lo sfrecciare di auto e di camion.
Lungo l'Adriatica
A Consandolo abbandono la statale per rientrare sullo sterrato lungo l’argine, già percorso all’andata, e raggiungo il Ponte Bastia sotto un sole ormai cocente.
Sulle gambe i 97 km indubbiamente si sentono, ma la fatica è sopportabile e mi sento appagato da questa piacevole scorrazzata tra le acque e le campagne estensi.
Finalmente il Ponte Bastia: dopo 97 km di pedalate