Tutto ciò che, bene o male, faccio all'aria aperta... o mi passa per la testa
martedì 4 ottobre 2011
L'argine del Sillaro
Domenica 2 Ottobre 2011
Da quando in primavera ho
comprato una nuova bici sportiva dotata di una meccanica e di pneumatici che
consentono, oltre che di pedalare su asfalto, di addentrarmi anche fuori strada
lungo argini e cavedagne, mi capita talvolta di mettermi in testa di voler
esplorare un certo territorio o di voler provare un certo percorso, osservandolo
e studiandolo sulla mappa topografica e di cominciare a pensarci e a ripensarci
finché non l’ho provato.
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| Il percorso tra Idice e Sillaro |
Domenica mattina, per esempio, sono partito solitario in
bici con l'obiettivo di esplorare e percorrere l’argine del Sillaro, nel tratto di circa 3 km tra
Portonovo e Spazzate Sassatelli. Devo dire che, sebbene si sia svolta a due passi da casa, è
stata un’esperienza piuttosto “divertente” e in un certo senso “avventurosa”. Consapevole del
rischio elevato di forature su un simile percorso, ho portato con me due camere
d’aria di scorta e la bomboletta spray per le forature.
Partendo dal Ponte Bastia, ho
raggiunto le Valli di Campotto lungo l’argine dell’Idice e poi lungo strada
asfaltata prima Sant’Antonio di Medicina e quindi la frazione di Portonovo.
Subito dopo, giunto al ponte sul Sillaro, con una rapida occhiata alle due
sponde, ho valutato se fosse meglio optare per l’argine di destra o per quello
di sinistra, ed ho deciso per quello di destra, che nelle prime centinaia di metri
visibili prima di un’ansa, appariva ben percorribile. Ben presto l’erba, che
all’inizio era rasata, è apparsa sempre più rigogliosa ed il sentiero al centro
dell’argine è scomparso.
L’erba bassa e la rada sterpaglia hanno lasciato il
posto ad una vegetazione via via sempre più folta, finché mi sono ritrovato a
dovermi addentrare in una selva di canne e di erbacce che coprivano la sommità
dell’argine, così alte da finirci dentro con tutta la bici fin sopra la testa,
e tali da non consentirmi di vedere molto al di là del mio naso.
Mi è balenata
l’idea di rinunciare, ma l’ho subito respinta, continuando a pedalare
velocemente per vincere la resistenza delle erbacce che si attorcigliavano
sulla catena, e, non riuscendo ad immaginare su quale terreno le mie ruote si
muovessero, speravo solo di non finire a calpestare qualche arbusto di rovi, perché
in quel caso la foratura plurima sarebbe stata inevitabile. Pensavo ad andare veloce, per meglio vincere l’attrito della vegetazione e provavo a
convincermi che prima sarei uscito di là, tanto meno probabile sarebbe stata la
foratura. Sapevo che non era così, era un ragionamento fasullo, ma mi andava di
pensarlo alla faccia della razionalità, in questo posto essa non centrava
nulla, contava l’istinto e l’istinto mi faceva sembrare bello il pensarlo e
pedalare veloce era la mia rivincita sulla ragione…
Mi divertivo troppo a
fendere con la bici la vegetazione e a farmi largo all’interno della folta macchia,
mi sono accorto che fischiettavo, nel farmi largo sentivo le gambe che urtavano
rami ed arbusti e le sentivo un po’ bruciare, ma mi sono buttato
all’arrembaggio, al massimo avrei forato e alle gambe avrei pensato dopo…
potevo però forse rinunciare a un tale divertimento? Non mi sono chiesto che
cosa stessero pensando nel vedermi i cacciatori che si muovevano con i loro
cani qualche metro più in basso lungo i campi di golena, se hanno pensato di
abbattermi o se hanno creduto che fossi un galeotto in fuga, che si era dato in
senso letterale alla macchia… fatto sta che ad un certo punto mi sono visto abbordare da uno dei loro cani, che, probabilmente richiamato dal fruscio proveniente delle sterpaglie schiacciate dalla bici, è emerso all’improvviso dall’erba alta, e mi
è quasi finito tra i raggi delle ruote. Ci deve anche essere rimasto male, quando si è accorto che stava facendo la punta alla selvaggina sbagliata... Passi per il cane, ma se qualche cacciatore avesse prima sparato e poi solo dopo pensato che chi si muoveva tra le sterpaglie poteva non essere un fagiano? Dalle cronache, pare che qualcuno talvolta lo faccia...
Non so che dire, ma certe cose qualche
anno fa non le avrei fatte. Cosa significa? Il mio livello di “buon senso” sta arretrando
come contrappeso alla maturità degli anni? Che vale chiederselo, ho provato
emozione e anche se sono uscito dall’avventura con le gambe graffiate, come quelle
di un ragazzino in pantaloncini corti ai tempi dell’infanzia, stavo bene ed ero contento
per non essermi fermato e per non avere rinunciato all’argine in favore della
più comoda strada asfaltata. Incosciente di cosa poi… mica devo sempre vestire
i panni di un tranquillo professionista sedentario con la testa sulle spalle. Un
innocuo colpo di vita, una piccola iniezione di adrenalina, che cosa sarà mai? Poi
in fondo ne sono uscito indenne, senz’altro con un po’ di fortuna e a dire il
vero non so ancora spiegarmi come sia stato possibile evitare le forature in
mezzo a quella selva di arbusti… Mi resta da esplorare l’altro lato
dell’argine, senz’altro non potrà essere peggio di questo… basta solo decidere
quando provarci… poi se pedalerò veloce e imbavaglierò il “buon senso” nulla sarà
impossibile.
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