martedì 4 ottobre 2011

Le parole

Penso al fascino delle parole, allineate in fila e disposte in cerchio, scaraventate a terra e lanciate in aria, ardue da pensare e penose da scrivere, infilate in un sacchetto tra i sassi o libere nelle menti.
Catturo le parole disperse al vento, note stonate su un pentagramma, all’apparenza inutili, perdute col buio e riapparse coi bagliori dell’alba, nello stridore del traffico, tra urla, gemiti, messaggi d’odio e di pace.
Riconosco le parole articolate da bocche di plastica, goffe pellicce che rivestono il nulla, spazi privi di forma, fiamme che non scaldano, canzonette senza un’anima, finte ed esangui.
Rincorro le parole toccanti, preziose gocce di profumo per rinfrescare l’esistenza, che contornano l’estetica del sentimento, sfidano il buio della ragione, rivestono di candore il senso comune.
Amo le parole inermi, insensate, oadfdhsedffiflv… che non significano nulla, creature tenere e indifese, senza speranza, sconfitte dall’arroganza di una lingua che non le sa riconoscere, sono quelle che potrebbero essere ma per convenzione non sono, le più dignitose, da custodire nell’attesa forse vana che nascano, germoglino da qualche parte nel mondo e fioriscano sulla bocca di un uomo.

L'argine del Sillaro

Domenica 2 Ottobre 2011


Da quando in primavera ho comprato una nuova bici sportiva dotata di una meccanica e di pneumatici che consentono, oltre che di pedalare su asfalto, di addentrarmi anche fuori strada lungo argini e cavedagne, mi capita talvolta di mettermi in testa di voler esplorare un certo territorio o di voler provare un certo percorso, osservandolo e studiandolo sulla mappa topografica e di cominciare a pensarci e a ripensarci finché non l’ho provato.

Il percorso tra Idice e Sillaro
Domenica mattina, per esempio, sono partito solitario in bici con l'obiettivo di esplorare e percorrere l’argine del Sillaro, nel tratto di circa 3 km tra Portonovo e Spazzate Sassatelli. Devo dire che, sebbene si sia svolta a due passi da casa, è stata un’esperienza piuttosto “divertente” e in un certo senso “avventurosa”. Consapevole del rischio elevato di forature su un simile percorso, ho portato con me due camere d’aria di scorta e la bomboletta spray per le forature.
Partendo dal Ponte Bastia, ho raggiunto le Valli di Campotto lungo l’argine dell’Idice e poi lungo strada asfaltata prima Sant’Antonio di Medicina e quindi la frazione di Portonovo. Subito dopo, giunto al ponte sul Sillaro, con una rapida occhiata alle due sponde, ho valutato se fosse meglio optare per l’argine di destra o per quello di sinistra, ed ho deciso per quello di destra, che nelle prime centinaia di metri visibili prima di un’ansa, appariva ben percorribile. Ben presto l’erba, che all’inizio era rasata, è apparsa sempre più rigogliosa ed il sentiero al centro dell’argine è scomparso.


L’erba bassa e la rada sterpaglia hanno lasciato il posto ad una vegetazione via via sempre più folta, finché mi sono ritrovato a dovermi addentrare in una selva di canne e di erbacce che coprivano la sommità dell’argine, così alte da finirci dentro con tutta la bici fin sopra la testa, e tali da non consentirmi di vedere molto al di là del mio naso.


Mi è balenata l’idea di rinunciare, ma l’ho subito respinta, continuando a pedalare velocemente per vincere la resistenza delle erbacce che si attorcigliavano sulla catena, e, non riuscendo ad immaginare su quale terreno le mie ruote si muovessero, speravo solo di non finire a calpestare qualche arbusto di rovi, perché in quel caso la foratura plurima sarebbe stata inevitabile. Pensavo ad andare veloce, per meglio vincere l’attrito della vegetazione e provavo a convincermi che prima sarei uscito di là, tanto meno probabile sarebbe stata la foratura. Sapevo che non era così, era un ragionamento fasullo, ma mi andava di pensarlo alla faccia della razionalità, in questo posto essa non centrava nulla, contava l’istinto e l’istinto mi faceva sembrare bello il pensarlo e pedalare veloce era la mia rivincita sulla ragione…


Mi divertivo troppo a fendere con la bici la vegetazione e a farmi largo all’interno della folta macchia, mi sono accorto che fischiettavo, nel farmi largo sentivo le gambe che urtavano rami ed arbusti e le sentivo un po’ bruciare, ma mi sono buttato all’arrembaggio, al massimo avrei forato e alle gambe avrei pensato dopo… potevo però forse rinunciare a un tale divertimento? Non mi sono chiesto che cosa stessero pensando nel vedermi i cacciatori che si muovevano con i loro cani qualche metro più in basso lungo i campi di golena, se hanno pensato di abbattermi o se hanno creduto che fossi un galeotto in fuga, che si era dato in senso letterale alla macchia… fatto sta che ad un certo punto mi sono visto abbordare da uno dei loro cani, che, probabilmente richiamato dal fruscio proveniente delle sterpaglie schiacciate dalla bici, è emerso all’improvviso dall’erba alta, e mi è quasi finito tra i raggi delle ruote. Ci deve anche essere rimasto male, quando si è accorto che stava facendo la punta alla selvaggina sbagliata... Passi per il cane, ma se qualche cacciatore avesse prima sparato e poi solo dopo pensato che chi si muoveva tra le sterpaglie poteva non essere un fagiano? Dalle cronache, pare che qualcuno talvolta lo faccia...  


Non so che dire, ma certe cose qualche anno fa non le avrei fatte. Cosa significa? Il mio livello di “buon senso” sta arretrando come contrappeso alla maturità degli anni? Che vale chiederselo, ho provato emozione e anche se sono uscito dall’avventura con le gambe graffiate, come quelle di un ragazzino in pantaloncini corti ai tempi dell’infanzia, stavo bene ed ero contento per non essermi fermato e per non avere rinunciato all’argine in favore della più comoda strada asfaltata. Incosciente di cosa poi… mica devo sempre vestire i panni di un tranquillo professionista sedentario con la testa sulle spalle. Un innocuo colpo di vita, una piccola iniezione di adrenalina, che cosa sarà mai? Poi in fondo ne sono uscito indenne, senz’altro con un po’ di fortuna e a dire il vero non so ancora spiegarmi come sia stato possibile evitare le forature in mezzo a quella selva di arbusti… Mi resta da esplorare l’altro lato dell’argine, senz’altro non potrà essere peggio di questo… basta solo decidere quando provarci… poi se pedalerò veloce e imbavaglierò il “buon senso” nulla sarà impossibile.