martedì 20 marzo 2012

Da Spina ad Alcatraz


Domenica 18 Marzo

Percorso di 78 km: Lavezzola - Ponte Bastia – Argenta - Bando - Anse Vallive di Portomaggiore - Ostellato - Vallette di Ostellato - Valle del Mezzano - Valli di Comacchio - Valli Salse - Filo - Ponte Bastia – Lavezzola

Il tracciato GPS:  78 km
Come accade ormai regolarmente nei miei domenicali raid ciclistico-naturalistici, anche stavolta decido di partire senza avere in testa una meta, fedele al motto: “intanto si parte e poi si vedrà…” Mi ritrovo così a fare le prime pedalate lungo l’argine del Reno in direzione di Argenta. La mattinata è umida, una nebbiolina leggera avvolge le fronde degli alberi e nasconde alla vista il letto del fiume, ma potrei scommettere che in capo a mezz’ora la nebbia prima di diraderà e poi si dissolverà completamente, non appena l’aria inizierà a scaldarsi.

Nebbia sull'argine del Reno
Nel frattempo realizzo dove mi piacerebbe andare e decido di dirigere il manubrio in direzione di Ostellato, passando per una zona umida, che sfiorai lo scorso anno durante un’altra mia escursione, e che oggi potrei finalmente vedere. 

Lungo la strada tra Argenta e Bando
Da Argenta mi dirigo verso Bando, e da qui seguo l’indicazione per l’Oasi delle Anse Vallive di Portomaggiore. Si tratta di un bellissimo territorio ai margini della bonifica del Mezzano, costellato di canali e stagni, che rappresenta un’importante zona di sosta e nidificazione per numerose specie di uccelli.

La strada nell'Oasi delle Anse Vallive di Portomaggiore
Contrasti di acqua, terra e ciminiere
La strada si dispiega morbida e piacevole lungo le anse del canale, fiancheggiata da schiere di tamerici ancora in letargo, ma nell’imminenza di rinverdire le loro chiome, ed offre mirabili scorci di questo tratto di campagna ferrarese, resi ancora più suggestivi dalla contrastante presenza sullo sfondo dell’insediamento industriale dell’ex zuccherificio di Bando, ora riconvertito a centrale elettrica a biomasse.

I tamerici lungo il margine stradale
Attraversata l’oasi, ci si immette nei lunghi rettilinei asfaltati, che fendono le terre di bonifica e le tagliano in appezzamenti regolari come i riquadri di un’enorme scacchiera, fino ad arrivare ad Ostellato. La mattinata ormai è serena e il leggero refolo di vento dal mare non disturba più di tanto l’andatura. Dopo una veloce colazione ad un bar, devo decidere se proseguire verso Comacchio o se riprendere la via di casa, magari con una variante all’itinerario per non ripetere il medesimo percorso dell’andata. Una rapida scorsa alle mappe del GPS e la decisione di continuare in direzione Comacchio, che dista ancora una ventina di km. Non mi va di proseguire lungo la provinciale, vorrei evitare le auto dei gitanti diretti al mare, e cerco perciò un percorso alternativo tra i canali. Mi ritrovo così nel territorio delle Vallette di Ostellato, un'altra oasi naturalistica che non conoscevo. Lungo il tratto del canale Valle Lepri, che attraversa l’oasi, è in corso una frequentatissima gara di pesca, con centinaia di pescatori disposti ordinatamente nelle rispettive piazzole lungo la sponda sinistra del canale per almeno tre chilometri. 

Pescatori in competizione

martedì 6 marzo 2012

La bicicletta é un ascensore


Riflettendoci, mi rendo sempre più conto, che la mia, seppur recente, passione per la bici ha un’origine lontana ed un obiettivo nascosto, e che non vivo la bici solo come divertimento, strumento con cui faticare per mantenermi in forma o con cui ingaggiare una sfida sportiva con me stesso. Se fosse solo quello, credo che mi basterebbe la cyclette da camera, un superfluo oggetto che nella realtà resta inutilizzato in un angolo della stanza.
L’andare in bici è per me invece una pratica funzionale ad un bisogno più arcano ma semplice, uno stimolo più immateriale che non fisico, quello della scoperta del territorio e dell’esperienza del paesaggio, fatte secondo una prospettiva diversa da quella consueta, distratta o superficiale, che si ha viaggiando in auto. La velocità della bici è funzionale a questa ricerca del bello, dell’inconsueto o del caratteristico nello scenario che mi circonda, mi dà la possibilità di guardare e non solo di vedere, di soffermarmi e di attingere sensazioni a piene mani, prestando anche attenzione ai particolari, alle originalità delle forme, ai profili e ai colori.
L’amore per il paesaggio è la stessa spinta e anche il limite che mi porta a scegliere la destinazione dei viaggi, ossia la scoperta dei luoghi. E’ forse frutto di un retaggio fanciullesco, legato alla fantasia dell’esplorazione e della scoperta, mutuata dalla lettura dei romanzi d’avventura, questo non lo saprei dire; quello che so è che è senz’altro una rincorsa alla serenità e una ricerca dell’armonia, un modo di assecondare grazie al viaggio le mie intime priorità e le mie necessità.
So riconoscere e considero un limite questo atteggiamento, non ne vado fiero, ma mi rendo conto e prendo atto che non è affatto il desiderio di una conoscenza antropologica lo spirito guida delle mie destinazioni di viaggio, quanto invece la fame di conoscenza di luoghi nuovi, anche sguarniti della presenza umana. Parlo di limite perchè, nella mia scarsa attitudine alla conoscenza delle persone che abitano quei luoghi, so di trascurare un aspetto importante del viaggio, di conseguenza ogni conoscenza fatta riveste un aspetto piuttosto marginale e funzionale allo spirito di scoperta dei luoghi.
Sarà che sono abbastanza a disagio tra i manufatti e gli artifici a volte disastrosi che la colonizzazione dell’uomo produce, con i suoi rumori e la sua violenza, ma preferisco i luoghi poco affollati, le campagne alle città, i territori isolati o appartati, anche se trasformati o lavorati dall’uomo, piuttosto che quelli in cui la sua presenza è massiccia e invasiva.
Dipenderà dalla mia indole un po’ assorta o solitaria, però la motivazione me le dà la ricerca di esperienze da trasporre dal piano sensoriale a quello interiore.
Questo ascensore per il benessere lo trovo, anche in bicicletta, nell’esperienza del paesaggio e nella scoperta del territorio, che non vivo solo come genesi di fenomeni sensoriali, visivi o olfattivi, ma come un esercizio più intimo e profondo, che riguarda la necessità di soddisfare e sublimare le mie passioni e i miei sogni, una specie di carburante propulsivo per il mio sentirmi vitale.