Riflettendoci, mi rendo sempre più conto, che la mia, seppur recente, passione per la bici ha un’origine lontana ed un obiettivo nascosto, e che non vivo la bici solo come divertimento, strumento con cui faticare per mantenermi in forma o con cui ingaggiare una sfida sportiva con me stesso. Se fosse solo quello, credo che mi basterebbe la cyclette da camera, un superfluo oggetto che nella realtà resta inutilizzato in un angolo della stanza.
L’andare
in bici è per me invece una pratica funzionale ad un bisogno più arcano
ma semplice, uno stimolo più immateriale che non fisico, quello della
scoperta del territorio e dell’esperienza del paesaggio, fatte secondo
una prospettiva diversa da quella consueta, distratta o superficiale,
che si ha viaggiando in auto. La velocità della bici è funzionale a
questa ricerca del bello, dell’inconsueto o del caratteristico nello
scenario che mi circonda, mi dà la possibilità di guardare e non solo di
vedere, di soffermarmi e di attingere sensazioni a piene mani,
prestando anche attenzione ai particolari, alle originalità delle forme,
ai profili e ai colori.
L’amore per il paesaggio è la stessa
spinta e anche il limite che mi porta a scegliere la destinazione dei
viaggi, ossia la scoperta dei luoghi. E’ forse frutto di un retaggio
fanciullesco, legato alla fantasia dell’esplorazione e della scoperta,
mutuata dalla lettura dei romanzi d’avventura, questo non lo saprei
dire; quello che so è che è senz’altro una rincorsa alla serenità e una
ricerca dell’armonia, un modo di assecondare grazie al viaggio le mie
intime priorità e le mie necessità.
So riconoscere e considero un
limite questo atteggiamento, non ne vado fiero, ma mi rendo conto e
prendo atto che non è affatto il desiderio di una conoscenza
antropologica lo spirito guida delle mie destinazioni di viaggio, quanto
invece la fame di conoscenza di luoghi nuovi, anche sguarniti della
presenza umana. Parlo di limite perchè, nella mia scarsa attitudine alla
conoscenza delle persone che abitano quei luoghi, so di trascurare un
aspetto importante del viaggio, di conseguenza ogni conoscenza fatta
riveste un aspetto piuttosto marginale e funzionale allo spirito di
scoperta dei luoghi.
Sarà che sono abbastanza a disagio tra i
manufatti e gli artifici a volte disastrosi che la colonizzazione
dell’uomo produce, con i suoi rumori e la sua violenza, ma preferisco i
luoghi poco affollati, le campagne alle città, i territori isolati o
appartati, anche se trasformati o lavorati dall’uomo, piuttosto che
quelli in cui la sua presenza è massiccia e invasiva.
Dipenderà
dalla mia indole un po’ assorta o solitaria, però la motivazione me le
dà la ricerca di esperienze da trasporre dal piano sensoriale a quello
interiore.
Questo ascensore per il benessere lo trovo, anche in
bicicletta, nell’esperienza del paesaggio e nella scoperta del
territorio, che non vivo solo come genesi di fenomeni sensoriali, visivi
o olfattivi, ma come un esercizio più intimo e profondo, che riguarda
la necessità di soddisfare e sublimare le mie passioni e i miei sogni,
una specie di carburante propulsivo per il mio sentirmi vitale.

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