Se devo dirlo subito, a me la mostra vista a
Vicenza, intitolata “Raffaello verso Picasso”, con sottotitolo “Storia
di sguardi, volti e figure”, non è affatto dispiaciuta.
Avevo letto diverse critiche, molte delle quali negative, se non addirittura malevole, ed ero certamente molto guardingo nel giudicare, ma non per questo prevenuto.
Innanzitutto il contesto della restaurata Basilica Palladiana è di
quelli che non possono che intrigare, anche se l’allestimento induce a
concentrarsi molto sui quadri esposti e molto meno ad ammirare le
bellezze architettoniche dell’edificio restaurato.
La mostra
raccoglie una serie di dipinti di autori molto famosi, provenienti da
musei internazionali (in verità mai di primissimo piano e piuttosto
periferici rispetto ai tradizionali percorsi culturali) e da collezioni
private, e si sviluppa lungo otto secoli di storia dell’arte,
prefiggendosi di sintetizzare nella raccolta una sorta di storia
dell’evoluzione del ritratto, nell’ambito della più generale storia
della pittura.
Ci sono dipinti belli e molto noti, sebbene nessun
capolavoro famosissimo, ed anche l’allestimento, il percorso e la scelta
delle luci per valorizzarli è ben riuscito.
Chiaramente una mostra
del genere, trasversale alle epoche ed ai generi, non si prefigge di
seguire un canovaccio cronologico e una trama culturale lineare, e in
questo senso è molto ben fatta, perché non potendolo fare, non tenta
neppure di seguire un’evoluzione temporale, e, proprio per esorcizzare
questo rischio, nelle medesime sale troviamo a volte dipinti molto
diversi per autore ed epoca.
E’ evidente l’operazione commerciale,
su questo non c’è alcun dubbio, si è puntato molto sui nomi degli
artisti, sulle cosiddette primedonne, facendo in modo che, per quelli
più famosi e di richiamo, anche se presenti con un solo quadro, fosse
comunque possibile spenderne il nome.
Una mostra del genere punta in
effetti a fare leva più sugli aspetti emotivi ispirati dalla singola
opera e dal nome dell’artista, che sono tanti e validi, che non
sull’approccio culturale e sulla conoscenza più approfondita dell’opera
stessa.
La mostra sta attraendo un numero notevole di visitatori, ed
ha il pregio di accostare all’arte molte migliaia di persone.
Naturalmente questo aspetto porta ad un’evidente criticità, la torme di
turisti con guida che ti travolgono a intervalli di tempo quasi
regolari, come dei treni del metro, e osservano frettolosamente senza
troppo soffermarsi nel loro percorso. Si può capire, le guide hanno
fretta e devono produrre, un altro gruppo incalza alle spalle, quindi,
chi si trova a visitare singolarmente le sale, deve spesso attendere il
proprio turno e i momenti di risacca per potersi avvicinare alle opere.
L’obiezione di merito che avevo letto è proprio questa, la
mercificazione o per meglio dire il marketing delle opere d’arte a chi
giova? Ai fruitori o piuttosto alla sola organizzazione dell’evento e ai
relativi potenti sponsor?
Io non so dare una risposta definitiva
in merito, ma di certo non approvo il manicheismo di certi critici per
cui l’opera d’arte è una sorta di totem a cui avvicinarsi con devozione
solo dopo averla studiata insieme al contesto da cui è scaturita, per
potere leggerne i contenuti meno sensoriali e più profondi che
l’artista, secondo quei critici, ha avuto l’intenzione di rappresentare.
In questo modo un’opera d’arte non uscirebbe mai dalla cerchia e
dall’accademia dei colti e dei critici, ma forse è quello che certa
casta culturale desidera, per non perdere la propria rendita di
posizione e difendere la propria funzione di mediatore culturale.
Non sono convinto che il colpire emotivamente anche chi non possiede i
mezzi culturali alla base della conoscenza dell’opera, sia causa di
peccato mortale da cui guardarsi, anzi le emozioni possono anche
produrre a posteriori desiderio di approfondimento e conoscenza.
Quindi un’operazione come questa, credo che sia da considerarsi
benvenuta e benemerita, perché, al di là degli indiscutibili lauti
guadagni che procura per le tasche di chi la propone, è da applaudire
l’opportunità di avvicinare alle opere una buona fetta di pubblico che
ha in queste occasioni così reclamizzate l’unica opportunità di contatto
con la cultura artistica della quale altrimenti non avrebbe mai avuto
modo di fruire, malgrado su quel tipo di fruizione si possono fare
diversi distinguo.
Voto complessivo: 7,5
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