Malga Monzoni (1820 m.)– Rifugio Passo delle Selle (2530 m.)
Distanza: 4,5 km - Dislivello in salita: 710 m.
Distanza: 4,5 km - Dislivello in salita: 710 m.
L’itinerario di quest’anno è incentrato sul sentiero attrezzato del gruppo del Costabella, che si dipana tra le trincee italiane ed austriache della Grande Guerra. Queste creste tra il 1915 ed il 1917, furono il teatro di battaglia di un’estenuante guerra di posizione tra le truppe austriache e quelle italiane, e furono mute testimoni della vita e della morte di tanti soldati per la conquista di pochi metri di roccia. Siamo un eterogeneo plotoncino, composto da alcuni escursionisti con una ventennale esperienza di camminate lungo i sentieri alpini, da altri giovani che solo da qualche anno si sono appassionati di montagna e da alcuni davvero alle prime armi.
La prima giornata è stata programmata in modo tranquillo, un po’ per ambientarci con gradualità all’altitudine, un po’ per saggiare le nostre condizioni fisiche. Nel primo pomeriggio con un servizio pubblico, in partenza da Pozza di Fassa, raggiungiamo la Malga Monzoni e di qui iniziamo il nostro cammino, che nel giro di poco più di un paio d’ore ci porterà al luogo convenuto per il primo pernottamento: il Rifugio Passo delle Selle. Nel giro di una mezz’oretta, attraverso un rado bosco di larici, si raggiunge agevolmente il Rifugio Taramelli, un piccolo rifugio situato su uno sperone di roccia in una posizione molto suggestiva.
Dopo il Taramelli la salita si fa più ripida, mentre i sempre più radi alberi e arbusti lasciano via via il posto, oltre i 2000 m., ad un più tipico paesaggio di alta montagna popolato di prati e rocce.
Il sentiero procede costeggiando un piccolo laghetto formato dall’acqua di scioglimento dei nevai. In fondo ad un’ampia radura, si staglia il tetto del Rifugio Passo delle Selle, la nostra prima meta. Davanti al rifugio un piccolo memoriale di quell’immane tragedia che fu la Prima Guerra Mondiale, con concertine, qualche spezzone di bomba, un lumino di Padre Pio e, particolare un po’ macabro, qualche osso umano, raccolto forse da qualche turista sulle pietraie del Costabella e poi pietosamente deposto. Una sosta di qualche attimo di fronte a quel piccolo sacrario e poi l’ingresso al Rifugio, un bell’edificio ristrutturato da qualche anno, che offre un alloggio molto confortevole, e che ha ben poco in comune con certi spartani rifugi che abbiamo conosciuto e frequentato in tante precedenti camminate. Dopo la cena a mezza pensione una breve esplorazione per visitare alcune grotte scavate lungo le trincee e, per finire, la consueta sfida a briscola giovani contro vecchi, dall’epilogo un po’ truffaldino…
La prima giornata è stata programmata in modo tranquillo, un po’ per ambientarci con gradualità all’altitudine, un po’ per saggiare le nostre condizioni fisiche. Nel primo pomeriggio con un servizio pubblico, in partenza da Pozza di Fassa, raggiungiamo la Malga Monzoni e di qui iniziamo il nostro cammino, che nel giro di poco più di un paio d’ore ci porterà al luogo convenuto per il primo pernottamento: il Rifugio Passo delle Selle. Nel giro di una mezz’oretta, attraverso un rado bosco di larici, si raggiunge agevolmente il Rifugio Taramelli, un piccolo rifugio situato su uno sperone di roccia in una posizione molto suggestiva.
| Rifugio Taramelli |
Dopo il Taramelli la salita si fa più ripida, mentre i sempre più radi alberi e arbusti lasciano via via il posto, oltre i 2000 m., ad un più tipico paesaggio di alta montagna popolato di prati e rocce.
| Lungo il sentiero |
Rifugio Passo delle Selle (2530 m. ) – Rifugio Contrin (2040 m.)
Distanza 14 km. - Dislivello in salita: 950 m.
Distanza 14 km. - Dislivello in salita: 950 m.
Oggi è previsto il ricongiungimento con un altro gruppo di amici che, causa impegni di lavoro e di studio, non è potuto partire con noi.
Dal rifugio si risalgono le prime rapide rampe del sentiero attrezzato “Bepi Zac”, che percorreremo nella sua prima parte lungo la cresta del Costabella. Il sentiero rappresenta un importante itinerario storico della Prima Guerra Mondiale, muovendosi all’interno di un importante teatro di guerra. Non è difficile, e a parte l’iniziale strappo, si snoda completamente in cresta. A tratti è molto esposto e richiede l’uso di attrezzatura per assicurarsi alle funi metalliche fissate alle rocce.
Percorrerlo è molto suggestivo, infatti il sentiero rappresenta una sorta di museo all’aperto e di tempio alla memoria che, allo stesso tempo, consente di vedere le grotte e le trincee scavate nella roccia, e di godere dei grandiosi scenari panoramici che spaziano dalla Marmolada alle Pale di S. Martino, dal gruppo del Sella al Sassolungo, dal Catinaccio al Latemar.
Vestiamo l’attrezzatura di sicurezza e procediamo con cautela, ma, calcando quelle rocce e percorrendo questi luoghi, non si può non riflettere sulle sofferenze patite da tanti ragazzi, poco più vecchi di quelli che ci accompagnano nel nostro cammino, quasi cento anni fa, per difendere o conquistare una fetta di suolo, una roccetta, un punto di osservazione migliore. Li immagino lassù, oltre i 2500 metri, negli inverni dal ‘15 al ’17 e mi vengono alla mente le letture fatte da ragazzo di libri come “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, dove è descritta la durezza e l’assurdità di quella guerra di posizione mal condotta da generali impreparati e presuntuosi, incapaci di rendersi conto dei propri errori, e decisi spietatamente a sacrificare migliaia di vite umane pur di conquistare pochi palmi di terreno.
| Un camoscio su un dirupo in lontanaza |
Raggiunta la Cima del Costabella, impressionante la quantità di scatolette arrugginite, suole di cuoio contorte, concertine, e di altri oggetti ormai dilaniati dal tempo che ancora emergono dalle aride pietraie. Si vedono anche degli ossi, forse di animali, ma più probabilmente umani e scorrono i brividi sotto la pelle…
Prima di cominciare la discesa, dismesse le imbragature, attendiamo e ci facciamo raggiungere dagli altri amici e così proseguiamo insieme verso il successivo Passo Paschè.
| Ecco gli altri quattro che arrivano... Fabrizio e Giacomo |
| Roberto e Simone |
Rifugio Contrin (2040 m.) – Passo di San Pellegrino (1915 m.)
Distanza 12,7 km. - Dislivello in salita: 650 m.
Si tratta di una giornata tranquilla, un po’ come tutto l’itinerario di quest’anno del resto, che, rispetto all’escursione dello scorso anno sul Piz Boè (nella tappa centrale dal Rifugio Puez alla Capanna Fassa ci costrinse addirittura a coprire un dislivello complessivo in salita di ben 1560 m.), è poco più di una passeggiata e non è certamente paragonabile a quella, sia per lunghezza del percorso che per dislivelli coperti; ma come dire, gli anni passano ed è stato giusto così, visto che non conoscevo le possibilità di tutti gli elementi del gruppo… L’unica salita di giornata è subito all’inizio e ci porta dal Rifugio Contrin al Passo delle Cirelle (2683 m.) con un sentiero a tratti piuttosto ripido che in alcuni passaggi si snoda all’ombra delle alte pareti del Sassovernale e della Cima Ombretta. Molto bello lo scenario, alle nostre spalle si vedono in fondo, oltre al verde dei prati e dei boschi, le sagome delle case di Alba e di Canazei. Al passo si trova ancora un consistente nevaio, e qui i ragazzi si esibiscono in una sorta di surf con le pedule. Ammiro la loro energia e mi compiaccio del fatto che ancora non sono stanchi e hanno lo spirito e la voglia di impiegare in quel modo altre energie…
Il passo, sormontato dalle pareti della Cima Uomo, offre un panorama molto suggestivo: da un lato le brulle pendici di sassi lavici della cima Ombretta e dall’altro una ripida pietraia su cui si snodano i tornanti a zig zag del ripido sentiero che risale da Fuchiade e dal Passo di San Pellegrino e che, fortunatamente, dovremo percorrere in discesa.
Qui viene il bello..., seguendo i ragazzi che col loro entusiasmo aprono la via, dopo una prudente riottosità iniziale, scivoliamo lungo la linea di massima pendenza della pietraia, evitando i tornanti, quasi come in una discesa di sci sulla suola degli scarponi, e anche se questi vanno via via riempiendosi di fastidiosi sassolini, piombiamo a valle saltellando come tante cavallette… Che divertimento però, questi bambinoni! Arriviamo così tutti impolverati al provvidenziale torrente sul fondovalle, appena sopra l’abitato di Fuchiade e qui è delizioso scalzare le pedule ed immergere nell’acqua gelida i piedi provati dalla discesa, fino a sentire il freddo penetrare le ossa…
Siamo ormai alla fine della nostra escursione, un po’ di relax ci voleva, non ci resta che raggiungere il Passo di San Pellegrino, dove ci salutiamo e dove, grazie alla gentilezza di Marina e di suo padre, alcuni di noi possono recuperare la vettura lasciata due giorni prima a Pozza, mentre gli altri iniziano subito il viaggio di ritorno verso casa.
Siamo stati bene, i miei timori sul fatto che alcuni non si conoscevano tra loro e che quindi la compagnia potesse risultare un po’ troppo eterogenea erano infondati, ma si sa che la montagna, con la fatica che comporta, lega le persone, la fa sentire più solidali, è sempre stato così, ed è uno degli aspetti, a parte quelli paesaggistici, che più mi piace dell’andare per monti…
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| Profilo altimetrico 10 Luglio |




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